Tirana Biennale

Di Francesco Forlani

Stamattina, prima di prendere il treno mi sono chiesto come si fosse risolto il contenzioso tra il direttore di Flash art , Giancarlo Politi e il fotografo Oliviero Toscani. La cosa mi interessa perché all’epoca dei fatti, eravamo nel 2002, una rivista francese, Le vrai papier Journal mi mandò in Italia come corrispondente per scoprire la verità, la vera verità di una delle più grandi beffe mediatiche giocate ai danni dell’Arte contemporanea in Italia. Per essere più precisi l’attacco fu portato a uno dei suoi più importanti riferimenti critici, Flash Art. E così, navigando in rete ho scoperto che circa un mese fa il direttore della storica testata replicando a una lettrice sosteneva la cosa seguente:

Tu mi ricordi la questione Toscani di anni fa?



Ma ad assumere e proporsi in diverse personalità e a fare lo scherzo di cui parli fu allora un artista di talento, Marco Lavagetto (come artista rimasto purtroppo al palo), definito il Cattelan dei poveri; e infatti alcune sue opere iniziali, addirittura precedenti allo stesso Cattelan, possono rimandare al grande Maurizio. In quella circostanza, a fare la figura dello sprovveduto che non ha capito cosa sia l’arte contemporanea fu proprio Oliviero Toscani, avvezzo alle provocazioni ma non ad accettarle. Infatti la mia idea è che il grande creativo, anzi il vero artista, nella storia della pubblicità non sia stato il burbero Toscani, ma il suo sponsor Luciano Benetton. Infatti dopo la separazione tra i due, Oliviero Toscani si dedica maggiormente al suo allevamento di cavalli e dal suo studio non è più uscita una idea brillante. Spero che un giorno questo verrà riconosciuto.”

Io, a dire il vero, le cose me le ricordavo diversamente e così sono andato a ripescarmi l’inchiesta che scrissi all’epoca e da allora disponibile, in francese, sul sito “art” dei Luther Blissett a questo indirizzo:
http://www.0100101110101101.org/texts/levrai_mave-fr.html
Ve la propongo oggi, in italiano.

Da “Le Vrai #23 luglio-agosto 2002, pp.88-91
Quando i falsi Toscani scandalizzano L’Art Gallery

Come due artisti provocatori sono riusciti , facendosi passare per il celebre fotografo Oliviero Toscani, a imporre delle opere particolarmente trash ai rispettabili organizzatori della biennale di Tirana 2001.

I Fatti

Tutto comincia il 4 dicembre del 2000. Flash Art, una delle riviste più rinomate nel campo dell’arte contemporanea, pubblica una classifica dei migliori artisti italiani degli ultimi 50 anni. Oliviero Toscani si classifica al 49°posto.

Penultimo posto… Toscani è noto in tutto il mondo per aver rivoluzionato il concetto stesso di pubblicità con le sue campagne per Benetton. Tutti ricorderanno l’ammalato di AIDS in stadio terminale, del paio di jeans imbrattati di sangue di un giovane combattente dell’ex Jugoslavia, dei ritratti dei condannati a morte in America.

Quello stesso giorno, Giancarlo Politi, direttore della rivista, riceve una mail vendicativa, firmata Toscani:
” Caro direttore, il suo giornale mi fa vomitare, non è possibile che un idiota come lei possa dirigere un giornale che si reputa dedicato a un’arte senza riserve (…) Trovarmi al penultimo posto mi ha veramente disturbato, visto che credo di aver segnato il panorama iconico più di chiunque altro (…) le vostre classifiche potete ficcarvele in culo, arrivederci. Oliviero Toscani, quello dei sigari.

Giancarlo Politi reagisce con la stessa veemenza e, a partire da qui, i due uomini si scambiano parecchie mail. Politi racconta. “Un giorno mi viene l’idea di invitare Toscani alla biennale di Tirana, allora in pieni preparativi. (…) Come convenuto, mi manda un elenco di artisti da invitare a Tirana e sulla base delle immagini che mi manda, le trovo straordinarie. Entro in contatto con ognuno di loro. Dimitri Bioy, che abita in Florida, ma che rifiuta di darmi il suo indirizzo visto che è ricercato per pedofilia: il suo lavoro rappresenta delle ragazzine vergini in pose sexy. Carmelo Gavotta che vive in provincia di Cuneo e realizza dei video amatori trash e violenti. Bola Ecua del Lagos, per immagini molto crude di scene di tortura. Hamid Piccardo, che vive e lavora in Marocco per delle immagini molto crude dell’attento all’aereo di linea Pan Am del 1988

Politi e gli organizzatori della biennale che si inaugurerà il 14 settembre 2001 a Tirana si prendono due bastonate. La prima è l’attentato contro le Twin Towers, l’11 settembre, tre giorni prima dell’apertura. la seconda, è una telefonata della segretaria di Oliviero Toscani. La signora gli chiede spiegazioni su quella biennale: Oliviero Toscani non è al corrente di nulla, non sa nulla di Tirana e non ha mai collaborato in alcun modo a quella biennale.Per quanto concerne l’intervista pubblicata su Flash Art non ricorda di averne mai rilasciata una.

L’inchiesta

Chi sono gli autori della beffa? Il Sole 24 ore, quotidiano italiano che per primo è partito alla caccia, cita Marco Lavagetto come
il falso Toscani o, quanto meno, colui che è denunciato da Toscani. Eppure, secondo il settimanale l’Espresso, Marcelo Gavotta et Oliver Kamping sono i veri autori della beffa: sono stati loro, infatti, a mandare alla redazione il dossier completo dello scambio di mail tra il falso Toscani e Politi. Allora, chi si nasconde dietro sotto le mentite spoglie di Toscani? E come mai il vero Toscani, adepto delle più folli provocazioni, ha fatto causa?

Ipotesi N°1: Il collettivo Luther Blissett.
Creato a Bologna negli anni 90, come collettivo anonimo si è imposto alla scena italiana attraverso una serie di attacchi “artistici” ad istituzioni culturali o politiche italiane, come la Biennale di venezia o il sito del vaticano durante il Giubileo.

Ipotesi N°2: Gli amici di Derive e Approdi, rivista creata da Sergino Bianchi. Hanno infatti, in passato, organizzato operazioni situazioniste, ma soprattutto, nel 1997, dedicato tutto un numero della rivista all’Albania ( si ricordi in proposito la celebre fotografia di Toscani, il vero, con l’enorme nave piena zeppa di esuli albanesi, diretta sulle coste italiane.) Hanno per l’occasione messo su una rete internazionale di artisti e di scrittori albanesi tra cui, il pittore, Edi Rama, divenuto qualche anno dopo sindaco di Tirana e partner della Biennale.

Punto di partenza

La prima persona con cui entro in contatto telefonico è Marco Lavagetto, giovane artista ligure, “considerato” come l’autore della beffa. Persona piacevole, al telefono. molto intelligente, niente affatto contorto e complessato come traspare dal ritratto pubblicato sui giornali italiani. Si proclama innocente e mi confessa di averne le tasche piene delle telefonate dei giornalisti e del complotto di Tirana. E mi assicura che mi avrebbe mandato dei documenti a proposito dei veri-falsi Toscani.

Comincio a pensare che lui non c’entra per niente con questa storia. I fatti mi daranno ragione. Come convenuto vado a prendere il legale di Toscani, l’avvocato Lucibello che è a Parigi per lavoro, alla stazione, Gare de Bercy. Una stazione che sembra quasi “falsa”, come certi luoghi che pubblici che si devono inaugurare in un dato giorno e che si inaugurano effettivamente nonostante la desolazione che i lavori non ultimati trasmettono al pubblico. Per mia fortuna, i treni sono veri. L’avvocato Lucibello e consorte hanno viaggiato tutta la notte. Un quarto d’ora dopo il loro arrivo ci spostiamo all’altra stazione, la vera, la Gare de Lyon, e ci accomodiamo sui divani del famoso ristorante, le Train Bleu.

L’avvocato Lucibello mi dice che la cosa che ha fatto arrabbiare di più Toscani, è che Politi avrebbe potuto fargli almeno una telefonata in un anno di scambi di mail. Apre il dossier che mi ha gentilmente fotocopiato e su una delle pagine del catalogo della Biennale, quella dedicata a Hamid Piccardo, c’è la foto di un Boeing schiantato al suolo , il tutto accompagnato da una didascalia a firma dello stesso falso Toscani che ammonisce: “Quando finirà questa gara che consiste nel costruire palazzi sempre più alti?” Ovviamente, alla luce di quanto, all’insaputa di tutti, sarebbe successo in quei giorni, (attentato dell’ 11Settembre a New York) , Oliviero Toscani aveva tutto il diritto di incazzarsi.

Ed ora, gli autori della beffa

Mentre mi trovavo in Italia, ricevo la prima mail dei veri falsi Toscani. Il contatto è preso. Gli mando una serie di domande sull’affaire, qualche chiarimento su alcuni passaggi, spiegandogli la natura della mia inchiesta. A Milano, intanto, entro in contatto con Giancarlo Politi, e con uno dei redattori di Flash Art, Michele Robecchi, tra l’altro anche lui organizzatore della biennale. Ci incontreremo al mio ritorno da Roma.
E’ infatti nella capitale che mi aspettano Ilaria Bussoni e Sergino Bianchi. Iniziamo a parlare di Tirana e del mio reportage. Gli espongo le mie differenti tappe e , quando sto per entrare nei dettagli a Sergino gli viene in mente qualcosa e chiede a Ilaria se il dossier Tirana, manoscritto in corso di studio per un’eventuale pubblicazione si trovava ancora in casa editrice. Ilaria si ricorda che effettivamente avevano ricevuto via posta un dossier firmato con due pseudonimi: Marcelo Gavotta et Oliver Kamping. Leggiamo così le prime pagine dell’introduzione al manoscritto che ne conta ben 150.

« Tutto si svolgeva nel 2001 tra Italia, Miami, Marrakech, Tanger, Algeri, Little Albany nel Bronx, Chinguetti, Kaduna, ed è tutto nato nei Balcani, nell’autunno dello stesso anno, in occasione della Biennale di Tirana. []
Il manifesto (creato dal falso Toscani) ha tutti gli ingredienti della Toscanata provocatoria, in linea con i suoi scatti scandalosi: una riproduzione distorta della bandiera della Grande Albania. Al’epoca il manifesto veniva considerato, in Europa e negli Stati Uniti, la più bella opera del fotografo italiano…() In quegli stessi giorni di Settembre, il direttore della Biennale di Tirana già piena di immagini di artisti fantasma e inesistenti, veniva contattato da Maurizio Cattelan che a sua volta lo informava che dopo quanto era successo a New York non poteva partecipare che in un solo modo, ovvero non mostrando nulla. Gli autori del complotto avevano invece deciso da tempo che era giunta l’ora di far vedere e celebrare un’arte che si sarebbe rivelata in seguito come un niente inesistente che dava una forma alla sua scomparsa.
»

Firmato: Marcelo e Oliver

Primo maggio.
Ho appena ricevuto la risposta degli ex-Luther Blissett diventati intanto HTTP://WWW.0100101110101101.ORG, per le arti plastiche, e Wu Ming per quelle letterarie.

Mi scrivono i primi :
« Ci sarebbe piaciuto essere gli autori del complotto di Tirana. Si tratta di un’operazione geniale, una delle più riuscite e divertenti. Ciò che la rende altresì interessante è la povertà dei mezzi utilizzati. In gergo hacker, si chiama « social engineering ». L’ hacking può essere applicato a qualsiasi campo, è l’approccio che conta, non i mezzi. Si tratta di vere e proprie opere d’arte , di operazioni che mettono a dura prova i fondamenti culturali su cui si appoggia una società, che scatenano tempeste mediatiche e divertono. C’è bisogno di un’opera continua di demistificazione , di erosione delle norme e delle abitudini, e per questo non ci sono regole fisse? E’ in questo che consiste l’arte: reinventare ogni volta le regole del gioco. L’arte è una forma di alchimia che, invece di trasformare il metallo in pietra preziosa, trasforma la merda in oro. Potenzialmente ogni cosa può diventare arte, si tratta soltanto di conoscere le regole del gioco, trucchi compresi. Voi non avete mai la sensazione di essere truffati ? »

Mistificato ma contento
Giancarlo Politi mi riceve in una palazzina industriale. Mi dice che se è vero che non ha mai telefonato a Toscani gli aveva comunque mandato nei mesi precedenti alla Biennale i materiali relativi all’evento, il manifesto, le cartoline, e gli articoli di Flash Art. « Colui che ha messo su “la beffa” è uno dell’ambiente, un artista che conosce nei minimi dettagli le regole di funzionamento di quella macchina che è l’arte contemporanea. La scelta delle opere proposte non è dovuta al caso. . Guardi questa immagine delle ragazzine nel catalogo, converrà con me sul fatto che si tratta di un’immagine inquietante”

« Sinceramente non mi aspettavo da parte di Toscani una reazione di questo tipo. Ma com’è possibile che un artista come lui abbia fatto ricorso a un avvocato ? »
Ci mettiamo a tavola. L’ospitalità è vera (ndr)
«Questa beffa è un’opera d’arte. le opere proposte sono più che difendibili, sono nello spirito del tempo. il video che ci hanno recapitato a nome di Carmelo Gavotta è inquietante. (tutte le opere erano state mandate a mezzo posta dai paesi di pretesa appartenenza degli artisti, Stati Uniti, Nigeria, Marocco…ndr) Poco importa se le opere sono state prese su internet, si tratta di un’artista che ha saputo , facendosi passare per Oliviero Toscani, fare qualcosa che lo stesso Toscani non avrebbe saputo fare. Ha vampirizzato il maestro per accrescere la sua aura ed è così che si è introdotto nel mondo dell’arte. Stesso discorso per il manifesto, l’aquila a due teste, nera, strappata e allo stesso tempo imponente. »

Si sta facendo tardi. Ho un’ultimissima domanda da fargli. E se il falso Toscani fosse Politi?

« Si, avrei potuto benissimo farlo io e il mio rammarico è proprio nel non essere stato il creatore di quest’opera magnifica. Allo stesso tempo, sono contento di esserne stato, inconsapevolmente, uno degli attori. »

Tutto è assolutamente falso

La gare de Lyon, contrariamente a quella di Bercy, è una vera stazione. proprio prima di partire ho potuto consultare le mie mail. Marcelo et Oliver mi hanno scritto di nuovo :

« Caro Francesco Forlani, le ragioni della beffa sono tutte in questo dossier in allegato. La sola cosa che vogliamo aggiungere è che tra di noi e le persone che hai citato non c’è nessun contatto, né intellettuale, né fisico. Noi siamo gli unici autori della beffa, gli inventori del complotto. Oliviero Toscani esiste, anche suo figlio e gli artisti che ha portato a Tirana non sono meno vivi di noi. Carmelo Gavotta è l’alter ego di un artista contemporaneo noto. (L’avvocato di Toscani era risalito a Marco Lavagetto proprio perché il suo nome è anagramma dell’altro), Bola Ecua vive in Nigeria, solo che invece di fare fotocopie è poeta, Hamid Piccardo è il portaparola della comunità islamica di Imperia e Dimitri Bioy è il misterioso partecipante di news group che si chiama Blackcat. Si è trattato di détournement di personalità. Una raccomandazione soltanto: se puoi non lasciare troppo spazio al Signor Politi. Lui non è affatto il protagonista di questa storia, come vorrebbe credere.
Qualcuno ha pensato che tutto era falso e, in effetti era tutto vero. Tutto era falso, veramente falso.

Lucifero fa la sua comparsa

Oliviero Toscani mi chiama poco dopo avergli lasciato un messaggio alla sua segretaria.
« No, non l’ho visto il numero di Flash art prima del catalogo. Questa beffa è stata grandiosa e, soprattutto, superiore alle tante cazzate che arricchiscono giornali di provincia come Flash Art. L’altra sera, ero a cena di una ricchissima signora di Torino e guardandomi attorno, ho notato sulle pareti opere di artisti contemporanei. Ecco dove va a finire l’arte contemporanea, mi sono detto. La beffa è stata fatta a partire dalla mia opera, e coloro che l’hanno messa in atto, sono degli operai, della manodopera.Oliviero Toscani non esiste. hanno agito come sonnambuli, come persone sotto ipnosi. D’altronde, l’anello debole della catena è nelle opere che hanno scelto. terribilmente moderne, arte del passato. Mancava quell’energia che richiedo, cuore e cervello, un’opera grandiosa come quella dei dadaisti.
Il ricorso all’avvocato è il mio modo di continuare l’opera. Ad ogni modo, non si saprà mai chi è il falso Toscani. Anche se qualcuno pretende di esserlo, non potrà mai dimostrarlo. Politi, in compenso, gli chiederò un bel risarcimento, e con quei soldi mi comprerò il suo giornale e finalmente si vedrà della vera arte contemporanea. Perché si sa, la vendetta è un piatto che si mangia freddo. E anche se sono diabolico, so che l’arte è diabolica, deve essere diabolica, altrimenti è cosa da ragionieri. Il mio avvocato, che si chiama Lucibello, proprio così, con un nome così non potevo certo chiedere di meglio prenderà parte anche lui all’opera (mi rendo conto , al momento della trascrizione che il correttore francese del mio computer mi segnala Lucibello come errore e mi propone Lucifero ) Una cosa che nessuno mi sembra aver capito è che qui tutti hanno preso in giro tutti.

Apologia del falso
In conclusione ricevo finalmente il testo dei miei amici di Derive Approdi.

« Quando, nel1996, un migliaio di clandestini provenienti dall’Albania sono sbarcati sulle nostre coste, e quando il naufragio di una di quelle navi nel canale d’Otranto ha causato la morte di ottanta persone, abbiamo deciso di dedicare un numero speciale della nostra rivista all’Albania. Un paese passato dall’economia di stato a quella di mercato, un prototipo dell’economia globale. Un paese all’Avanguardia, dunque, e niente affatto arretrato. Abbiamo deciso di fare questo numero con artisti albanesi, in albanese. Ma dove trovare dei veri albanesi? dappertutto, in Italia, a Parigi, a Francoforte, a Londra, a New York. Si trattava di persone che parlavano diverse lingue, una comunità di artisti, giornalisti, cantanti, registi che abitavano in ogni angolo del pianeta e che nonostante le distanze restavano in contatto.
Mentre in italia li esperti di geopolitica spiegavano la rivolta albanese com uno choc tra differenti tribù, noi scoprivamo che non c’era nessuna etnia, nessuna nazione albanese, nessun paese Albania, nessun piatto tradizionale albanese,nessuna religione. C’era una bandiera e un migliaio di persone più europee di noi. L’idea di un falso Toscani in Albania ci fa sorridere, niente di più logico e naturale. Se l’Albania non esiste, come si vuole che esista un Toscani che organizza una vera Biennale. Very Albanian, questa beffa mediatica. Se sono gli Albanesi che fabbricano i nostri veri-falsi jeans Armani, le nostre vere false borse Gucci, i veri falsi foulard Valentino, hanno fatto benissimo a fabbricare un vero falso Toscani. creare un falso toscani è come creare delle vere false adidas. se Adidas non si arrabbia non vedo perché si debba arrabbiare Toscani. per noi il il falso toscani è sicuramente un Albanese.»

Ilaria

Elementare no?

fine

Articolo tratto dal sito nazione indiana

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

progettoconar.eu