Porta di Duchamp 

di Roberto Bianchini

VENEZIA Gli operai che stavano finendo di dipingere i padiglioni della Biennale d' arte, si erano accorti che c' era ancora una vecchia porta da verniciare, in quattro e quattr' otto c' era poco tempo perché l' inaugurazione era ormai prossima l' avevano fatta tutta bianca, così la porta risplendeva come se fosse nuova. Non potevano sapere, quei ragazzotti coi pennelli in mano, che avevano verniciato niente meno che un' opera d' arte: una porta in legno del dadaista francese Marcel Duchamp, presentata all' esposizione internazionale d' arte della Biennale del ' 78, dedicata al tema: Dalla natura all' arte e dall' arte alla natura. Dopo una causa durata nove anni, adesso i giudici del tribunale di Venezia hanno dato ragione al proprietario della porta (pardon, dell' opera), il collezionista romano Fabio Sargentini, che aveva denunciato la Biennale per danni, e hanno condannato l' ente culturale veneziano ad un risarcimento di quattrocento milioni. La porta (2 metri e 20 per 62 centimetri) in effetti aveva proprio bisogno di una ritoccatina. Compiva infatti 51 anni quando venne messa in mostra nel giugno del' 78, prestata alla Biennale e assicurata per duecentomila dollari. Era del 1927 e proveniva da una casa di Rue Larry a Parigi, dove Duchamp aveva abitato.

L' artista, noto per il suo temperamento dissacratorio (Nichilismo estetico lo avevano definito i critici) amava infatti trasportare fuori dal loro contesto abituale gli oggetti di uso comune, ironici o assurdi, sostenendo che in questo modo persino un orinatoio rovesciato e lui una volta lo presentò davvero poteva diventare un' opera d' arte. Convinto che l' arte è un mezzo per autointossicarsi (come l' oppio), Duchamp era stato protagonista di numerose provocazioni, come una volta che portò in America delle sfere di vetro riempite di aria di Parigi, o come quando si mise a costruire dei complicati meccanismi assolutamente privi di una qualsiasi utilità. All' esposizione d' arte del ' 78, ideata da una commissione composta da Achille Bonito Oliva, Antonio del Guercio, Filiberto Menna e Jean Christophe Amman, c' erano due opere di Duchamp: uno scolabottiglie e, appunto, la Porte, 11 Rue Larrey, Paris che era stata strategicamente piazzata nel padiglione Italia, in posizione di angolo fra due locali in modo che desse vita ad un curioso gioco, con una stanza che restava con la porta sempre chiusa e l' altra con la porta sempre aperta o viceversa. Ma l' allestimento era così realistico che ha tratto in inganno i pittori del colorificio Giorgione che stavano dipingendo il padiglione nei giorni frenetici della vigilia, e che di fronte a quella vecchia porta il legno non hanno avuto dubbi nel decidere che occorreva, e subito, una bella mano di bianco. Il padrone della porta ha fatto causa alla Biennale, e l' ente a sua volta ha tirato in ballo il colorificio e ben sei compagnie di assicurazioni, Generali, Comar, Nazionale, Italia Assicurazione, Ras e Assitalia. Ma i giudici hanno deciso che la colpa non è degli operai né delle compagnie di assicurazione, ma bensì della Biennale per la leggerezza e la mancanza di diligenza nella direzione dei lavori e perché non avvertì i dipendenti del colorificio dell' esistenza dell' opera d' arte. Secondo il tribunale di Venezia l' imbrattamento della porta di Duchamp, la parziale abrasione della firma e della data e la perdita della patina originaria hanno costituito un nocumento irreparabile al pregio dell' opera, traducendosi in un danno economico pienamente risarcibile. Di qui la quantificazione del danno subito dal collezionista, nella misura della metà del valore a suo tempo assicurato (duecento milioni) cui vanno aggiunti gli interessi maturati nel frattempo, fino ad arrivare così alla cifra di quattrocento milioni. Prima di emettere la sentenza, i giudici veneziani avevano chiesto una perizia sul valore di quella porta, e il professor Raffaele De Grada aveva così sentenziato: Siamo di fronte ad un vecchio oggetto mitizzato e sacralizzato che ha un senso artistico solo in quanto quella vecchia porta, sporca e insignificante, è stata a suo tempo utilizzata da Duchamp che l' ha firmata e datata, dandole da quel momento in poi un valore di feticcio.

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