Il caso "Conar" e le polemiche in un libro.

di Pietro Marino

Gazzetta del Mezzogiorno 17 marzo 2015

“Mi raccomando” è il titolo di un libretto presentato giorni fa a San Cesario di Lecce, che rievoca e riassume le vicende di un singolare “progetto Conar” che fu realizzato nel 2008 da un artista salentino, Sandro Marasco (Presicce 1973, vive a Galatina). “Conar” sta per “Comitato nazionale per la Raccomandazione”: un fantomatico organismo con sede a Roma e in diverse città europee che prometteva di farsi tramite e intermediario (gratuito) di richieste di lavoro o di altri favori verso politici, amministratori pubblici e privati, istituzioni d’ogni genere. Col subdolo intento di “superare gli stereotipi e le diffidenze” intorno a questa pratica e “migliorare le relazioni” tra pubblico e privati.

L’inaugurazione della sezione di Lecce (in viale Lo Re 109) fu annunciata con manifesti, comunicati stampa, sito web per la sera di domenica 6 aprile 2008. In realtà si trattava di una “stanza” allestita all’interno di una pionieristica mostra di giovani artisti  (“EP- Zone di equilibrio precario”) curata da Francesca De Filippi, Luigi Negro e Lorenzo Cherin con “performance, teatro, musica, incursioni sul territorio urbano”, aperta per una sola settimana. Marasco, sin allora pittore con studi all’Accademia di Urbino, ebbe l’idea di inscenare una provocatoria operazione di “arte relazionale”, esperienza da lui appresa nel corso di una residenza in Salento (Soundres) curata da Luigi Negro e Alessandra Pomarico. Col termine - sdoganato da un saggio di Nicolas Bourriaud del 1998 - s’intendono procedure di rapporto diretto e interattivo fra artisti e pubblico, che mettono in moto approcci innovativi e spiazzanti a problemi e situazioni del sociale (I’Internazionale Situazionista predicata da Guy Debord già nel 1957 ne è il progenitore diretto).

Di fatto l’iniziativa fu presa per buona da parecchia gente, anche per la diffusione che ne dette un servizio di Telenorba ignaro dell’inganno; tanto che Marasco fu poi invitato a mandare ad una puntata dell’Arena tv di Massimo Giletti una disoccupata “raccomandata” da Conar che il presentatore voleva “acculturata e magari incinta”. Al “Conar”  piovvero lettere con richieste di raccomandazioni patetiche, supplichevoli, toccanti, anche sfrontate. E quando una rettifica dell’artista chiarì l’inganno e l’equivoco, reazioni di protesta, sdegnate, addolorate, sferzanti, anche minacciose. Da allora Marasco ha continuato ad alternare iniziative di tipo installativo-performativo alla più rassicurante pratica della pittura. Ma nessuna ha toccato la densità del “progetto Conar”. L’autore deve aver provato un trauma da “apprendista stregone”. Forse per questo arriva solo ora – con maturata distanza - la pubblicazione, curata da Lorenzo Madaro e Gianluca Marinelli per le edizioni Muxmauschenstill. Raccoglie scritti di protagonisti e testimoni di quella esperienza, i documenti relativi, e riflessioni postume di operatori e studiosi (Cristante, De Filippi, Cherin, Marasco, Abbruzzese, Giannandrea, Madaro). Lettura interessante, anche piacevole, con possibili stimoli di riflessione. Un documento utile alla storia spesso ignota o trascurata delle avventure e disavventure del cambiamento dell’arte in Puglia.

progettoconar.eu